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Una casa friulana di fine ottocento spartita da un grande portone che la attraversa e la divide quasi in parti uguali approdando ad un cortile interno che la raccoglie aprendola al sole di mezzogiorno; frutto di un gran numero di sassi di fiume ordinati da schegge di coppi imbevute di malta; ravvivata discretamente da lineari finestre poste quasi a raddolcire la solidità della massa muraria, a rischiarare gli interni avidi di luce; fasciata da scale esterne con poggioli di legno, necessario accesso alle camere, più che ornamento, luogo di maturazione di alcuni fra i pochi e sudati raccolti che trovavano collocazione nel solaio; arricchita nel portico da porte d'accesso segnate da sobri ornamenti di mattone nell'arco e negli stipiti; parcellizzata in povere e anguste stanzette ricavate dalle divisioni familiari nel susseguirsi delle generazioni sempre più povere e ricche di figli: questa la casa dove è nato David Turoldo nella sua originaria struttura e riproposta a noi nel ripristino a "memoria e centro culturale".
Ambiente, forme, materiali hanno lasciato in Turoldo una traccia indelebile e sono diventati simboli, archetipi, memorie e trasfigurazioni di un modo d'essere, di pensare, di vivere. I sassi prima di tutto: questo cumulo informe che "ordinato" diventa parete, casa, realtà che ospita, che raccoglie, che protegge. Sparsi, diversi, estranei, se raccolti, se messi insieme ordinatamente diventano "casa", realtà condivisa e che condivide affetti, gioie, fatiche, speranze.
Il sasso diventa idealmente "pietra" quando una connotazione antropologica la usa come metafora di una modalità d'esistenza: "forte come una pietra", "solido come una pietra"; le stesse parole possono essere una pietra: scarne, essenziali, efficaci, dirompenti; una ulteriore simbiosi può accomunare uomini, parole, pietre. Il portone con il suo sottoportico, questo grande "foro" che dice approdo e apertura, che accoglie, mette insieme, prepara coralmente ad una sosta corale, ad uno scambio, ad una crescita partecipe e condivisa. Il portone a cui si arriva, che attraversa il corpo del fabbricato, che immette in una corte può indicare un itinerario, un percorso che nelle accezioni più compiute può evocare un pellegrinaggio che è esodo e promessa insieme. Armonia tra persone e creature viventi, che vivono come ospiti che si servono, nel rispetto vicendevole.
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